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operare nello spazio pubblico/making work in public space


11 July, 2016

Master Progettare Cultura, Università Cattolica Milano,

su invito di

Gabi Scardi e Ivana Ghilardi

30 marzo 2016

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Il contesto, da una mail a Ivana e Gabi, pochi giorni prima:

…..il concetto di valore intorno all’approccio partecipato, per inserire il mio interesse sulla memoria in una piu’ ampia visione ecologica e che si spera si possa evincere da una posizione etica insita nel lavoro.

Mi trovavo ieri a bere un te qui a Cambridge con il sociologo e antropologo Paul Connerton, il quale insisteva sui termini endurance, slowness, silence, pause, waiting: durata/resistenza, lentezza, silenzio, pausa, attesa. Partendo da una riflessione sul senso che questi hanno per me, vorrei introdurre il mio lavoro dal suo interno, e cioe’ il mio modo di rapportarmi agli altri che si basa sul vuoto (gap) lasciato per consentire un interscambio….¬† Come nel progetto ‘lo scarto’ (2015, Castelvetrano, Sicilia, e Londra UK), in cui mi sono riferita da un lato alla maieutica reciproca di Danilo Dolci, e dall’altro alla memoria proceduale (‘habit memory’) discussa da Paul Connerton (How societies remember, 1989).

Un interesse per l’esperienza della memoria che risale a quando lasciai l’Italia vent’anni fa, ma che ho affrontato in modo cosciente in rapporto ai luoghi nella serie ‘Menmonic Present, Un-folding’ (2004-05), costruendo ‘una sorta di urbanistica della memoria’ (Aurelio Andrighetto).

Il rapporto tra me (il mio lavoro) e gli altri √® un punto focale nel mio operare, ed √® da sempre alla base di un approccio interdiscipliare e trasversale in cui prendo in prestito strategie e concetti propri di psicologia e sociologia, per elaborare¬† un’ indagine attaverso una practica artistica che ruota intorno al rapporto tra memoria, percezione e spazio/luogo. Da cinque anni in particolare all’interno della piattaforma rockfluid ho affrontato questi temi attraverso progetti site specific e in collaborazione con curatori indipendenti o istituzioni.

Vorrei pero’ approfittare di questa occasione per fare una riflessione che mi permetta di definire un ambito (dai confini necessariamente instabili) per quell’aspetto del processo creativo che mi porta a rapportarmi con gli altri in determinati luoghi, che viene comunemente inteso come public art. E per fare questo vorrei riferirmi ai concetti di: spazio sociale, pratica sociale e pratica spaziale (Henry Lefebvre, Production of Space) ed al processo di attaccamento ai luoghi (Gaston Bachelard). Concetti che cerco di incorporare nel mio lavoro attraverso il dialogo, l’azione e la costruzione di memorie condivise per contribuire a quello che Assman definisce memoria comunicativa (mai tangibile e monumetale) in costante mutamento cos√¨ come la nostra societ√† attuale.

Questo momento di riflessione fa parte del processo creativo in atto per il mio prossimo progetto, che verrà definito quando sarò in residenza al MuseumQuarter a Vienna tra poche settimane.

relativi riferimenti

Cologni, E., (2016) A Dialogic Approach For The Artist As an Interface in an Intercultural Society.  in Burnard, Mackinlay, Powell (Eds). The Routledge International Handbook of Intercultural Arts Research New York, London: Routledge

Cologni, E., (2016) Lo scarto (touch) in #TransActing: A Market of Values, presented by Critical Practice, Camberwell, Chelsea and Wimbledon Graduate School’s Public Programme, July 2015

https://75gropiusartresidency.wordpress.com/2015/10/28/a-modernity-which-forgets-exhibition/

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